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Le leggende

A Montona e al suo territorio sono legate diverse leggende. Prima dell'arrivo degli uomini, era abitata dalle fate e tre di queste lasciarono ciascuno un dono prima di ritirarsi sul Monte Maggiore: fata Bianca lasciò il sale, fata Rossa il vino e fata Verde l'olio. Assieme alle fate vivevano dei giganti che giocavano lanciandosi dei grandi massi da un monte all'altro.
Seguirono le fate ma la tomba di uno di questi fu scoperta lo scorso secolo nel territorio di San Pancrazio. Le sue ossa si dissolsero al contatto con l'aria.

Montona, con la sua valle, è legata al cielo dalle leggende greche di Giasone e degli Argonauti.

Al tempo della conquista romana, il castelliere di Montona resistette per lungo tempo all'assedio. I suoi abitanti avevano scavato una galleria che andava dal punto ove ora sorge l'altare maggiore del Duomo fino alla vallata dei Reseri, dove ancora oggi se ne vede - è una leggenda - la fine in quello che è chiamato "el buso de la volpe".

Pur non essendo mai giunto in Istria, Attila ha legato anche qui il suo nome ad una cupa storia.

Rimane la leggenda più bella: quella che vuole ancora oggi, e domani, Montona, legata ai suoi Montonesi ovunque essi si trovino. Non si tratta di irrealtà, considerando che Montona, lo affermano gli Autori di una pubblicazione dell'Icam, non è solo al centro dell'Istria, ma con la sua torre e la rosa che campeggia nel suo stemma, essa è al centro di una sorgente di energia che espande verso ogni dove le sue onde energetiche. 

Montona è al centro, e la sua forza è la certezza di saperla nostra.